4 novembre 2006, 14:43 | canzone (doc 159, ver 15) di sullof

Il lampo nel temporale

I barboni mi hanno sempre turbato profondamente. Mi è veramente difficile accettare l'idea che una società sedicente civile possa consentire a delle persone di ridursi in quello stato. Ne ho conosciuto qualcuno e, se riesci a resistere all'odore fortissimo e nauseante che spesso emanano, scopri che erano persone del tutto normali, magari anche molto in gamba, che la vita ha voluto trattare male. Spesso si tratta di gente a cui succedono contemporaneamente delle cose a cui non riescono a fare fronte indebitandosi fino a restare senza una casa dove vivere.

Smit
Lui è Smit (senza l'h finale). Credo sia femmina.
Vive davanti casa nostra ed è decisamente un senzatetto.
E' nato rachitico con la coda arricciata e tutti i giorni cerco di lanciargli qualcosa
da mangiare cercando nel frattempo di fregare gli altri gatti che essendo ben più
forti e agili avrebbero il sopravvento. Diverrà anche lui (lei) grande e forte.

Nel USA il fenomeno è a livelli veramente alti e, per come (non) funziona la loro Sanità pubblica, basta che ci si prenda una malattia grave e onerosa economicamente perché in tempi brevissimi ci si ritrovi indebitati fino al collo, visto che le assicurazioni private di solito appena scoprono che hai un tumore o una sclerosi multipla non ti rinnovano l'assicurazione e quindi, se proprio ti eri permesso una buona assicurazione, per il primo anno te la cavi ma poi resti al palo. Fra l'altro, l'assurdo è che gli USA spendono in Sanità pubblica, percentualmente, più dell'Italia.

Vabbè, non divaghiamo.

Ecco a voi la canzone nella versione presa da Cinque canzoni. Qui sotto si può ascoltarla in streaming. Se invece si vuole scaricarla (cosa che io preferirei per risparmiare banda) basta andare a fondo pagina e fare il download dell'allegato.

Il testo

Il lampo nel temporale

Oggi
ho dato il mio vestito
l'ho scambiato in fondo ad una via
confuso nella nebbia
di bassa primavera
c'era una donna bruna
forse lo indosserà

e adesso
che tutta questa nebbia va via
la strada si ravviva
si riempie la città

il vento
mi ha messo nelle mani
foglie secche e carta di giornale
e dopo mi ha parlato
di gente così sola
che vive nella nebbia
anche se non ce n'è

e adesso
che cielo e sole filtrano quaggiù
ripenso a quando accanto a me
ovunque c'eri tu
e poi sorrido al fiume
che sa che anche domani sarò

qua, tutti qua,
a dirsi del tempo
e che sole e che tramonti
e che viste sotto i ponti

di città
sopra il traffico lento
sotto a dirsi delle donne
che c'è sempre una donna

che verrà, lei verrà
via col vento arriverà
e che curve e che talento
che superbo portamento

che avrà, lei sarà
come nelle pubblicità
un sorriso a tutti quanti
ma è già tardi e siamo stanchi

Noi siamo il lampo nel temporale
siamo la lava rossa che discende dal vulcano
siamo il terriccio e la fanghiglia che ti insozza ai piedi
il marcio che non vedi

Siamo la guerra in fondo ad ogni pace
siamo le scorie della storia, l'anima rapace
siamo il bastone che si abbatte urlando sulla schiena
il sangue nell'arena

-----

Oggi
ho dato il mio vestito
l'ho scambiato in fondo ad una via
confuso nella nebbia
di bassa primavera
c'era una donna bruna
forse lo indosserà

Noi siamo il lampo nel temporale
...



Allegati:

  1. Il lampo (cd) (4830 Kb)
    La versione scaricabile della canzone in formato MP3.


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Riferimenti:
Cinque canzoni
(doc #237 di sullof | 1 novembre 2006)
Devo ringraziare Giovanni
(doc #159_1 di sullof | 29 agosto 2004)
Nuova stesura del testo
(doc #159_2 di sullof | 3 ottobre 2004)
Ulteriore revisione
(doc #159_3 di sullof | 9 aprile 2005)
E invece no
(doc #159_4 di sullof | 11 giugno 2005)

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