29 luglio 2005, 23:49 | canzone (doc 174, ver 5) di sullof

Lettera da qui

Ho scritto la musica di questo pezzo durante la guerra del Kosovo.
Ma il testo non veniva. Solo qualche mese fa, è venuto via di colpo.
E' una lettera dal fronte di un militare che non si sa bene per chi combatta (tanto cosa cambia?). Gli dicono che è una guerra giusta e lui esegue gli ordini, da militare.
Esprime tutta la mia pena per questa categoria che spesso è costituita da poveri.

I soldati americani, per esempio, sono tutti di estrazione poverissima e trovano nella carriera militare l'unica possibilità di fare una vita normale e tenere in piedi una famiglia. Sono tanto poco considerati che immagino potrebbe morirne la metà senza che gli americani ricchi facciano una smorfia.

I militari arabi in genere sono anch'essi poveri che non sanno a che santo votarsi e si lasciano convincere addirittura a suicidarsi pur di arrivare al risultato.

E fra potenti si giocano le carte della nuova economia mondiale, creando un buco di stabilità fra Cina ed India per evitare che l'asse Cina-India-Russia divenga troppo potente. Ma tanto il futuro è inarrestabile e fra meno di un decennio credo che avremo una visione del mondo molto diversa da quella attuale.

Recentemente, a ottobre, giusto il giorno prima di andare a registrare la voce per Cinque canzoni, ho cambiato il testo. Non mi convinceva. Era troppo chiaro, volevo che fosse molto più evocativo. Quello che trovate qui sotto è la nuova versione che temo non sia quella definitiva perché anche qui c'è qualcosa che vorrei migliorare.

Mi hanno fatto notare che adesso Lettera da qui potrebbe parlare anche di un serial killer o di un pedofilo. Vero, potrebbe. E del resto cos'è che ci fa dire che sia diverso uccidere un bambino in guerra, falcidiandogli prima l'intera famiglia, dall'uccidelo dopo averlo seviziato? Forse il secondo caso gli ha procurato più dolore? Sono luoghi comuni che cercano di giustificare in qualche maniera la brutalità delle guerra. Io non sono d'accordo, non giustifico nulla e non faccio differenza. C'è sempre un assassino e una vittima, comunque la mettiate.

Qui sotto la versione in streaming della canzone. E' tratta dal Cinque canzoni, il mio secondo demo. Qualora la canzone vi piaccia e voleste risentirla più volte vi consiglio di scaricare il file MP3 allegato a fondo pagina.

Il testo:

Lettera da qui

Sai cos'è
il suono che porto con me
è il riso spiritato di un bambino
lo sputo di un bambino
e sai perché
lo sento sempre intorno a me
perché io sono il sangue e il suo vestito,
il ghigno ed il sorriso
perché sta lì, senza più nulla, nulla da sputare

Sai com'è
la polvere dentro di me
è sassi rosi, è umido di tana, è soffocare piano
perché stai qui, a chiederti che cosa devi fare
e speri che guardando nello specchio
ciò che vedi è un altro, quello non è te

Credimi non posso più tornare
troppe cose sono andate e non tornano più
Credimi non posso più tornare
troppe cose sono andate... non ci sono più

Sai com'è
la musica dentro di me
è alito di mare, è soffio sulla riva, è odore di banchisa
ma siamo qui
e il mare qui non cura le ferite, non cura le ferite
e speri che guardando nello specchio
ciò che vedi è un altro, quello non è te

Credimi non posso più tornare
troppe cose sono andate e non tornano più
Credimi non posso più tornare
troppe cose sono andate non ci sono più

Sai cos'è
il grappolo dentro di me
è l'occhio allucinato di un bambino
l'odio di un bambino



Allegati:

  1. Lettera (cd) (3554 Kb)
    La versione scaricabile della canzone.


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Riferimenti:
Cinque canzoni
(doc #237 di sullof | 1 novembre 2006)

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