14 agosto 2005, 15:32 | diario (doc 180, ver 3) di sullof
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Concerto a San Benedetto Un paesino che non c'è  La mia locandina, su un palo della luce
Ci sono luoghi che nessuno saprebbe dire dove stiano, quasi che se ne sia perduto il nome nei vicoli della propria città mentale, luoghi che non si ha modo di raggiungere se non interrogando improbabili oracoli. San Benedetto è uno di quei luoghi. A chiederne ci si sente rispondere con una domanda. A parlarne si osserva l’interlocutore stupito scoprire che fra Castiglione e San Pietro c’è un agglomerato di un centinaio di case con alle spalle secoli di storia che ha proprio quel nome. In quei luoghi è difficile intervenire sugli spazi e sui tempi, costretti, gli uni e gli altri, negli andamenti ricorsivi e vincolanti che obbligano ognuno degli abitanti a riporcorrere le stesse vie, a rifare gli stessi gesti, a chiamarsi per nome usando sempre la stessa impostazione della voce. In questi luoghi cercare di intaccare la crosta superficiale per arrivare alle mura e restaurarle è difficilissimo.
Cominciava così la presentazione della mostra L'ebbrezza della follia, organizzata dall'Associazione Socio Culturale Le Idee di San Benedetto durante la Festa del Vino 2003, manifestazione che saltò a causa di una ordinanza scellerata dell'allora sindaco di San Pietro.
  Due scorci di Piazza del Redentore alle 5 di mattina
 Uno scorcio della chiesa di San Andrea
Nella cornice del centro storico, piccolo ma pittoresco, con vedute magnifiche sulle colline che salgono verso la Sila Grande, terrò il mio secondo concerto. Anche stavolta voce e chitarra.
  Due scorci della fine del paese
 Affacciandosi dalla piazza si vedono le colline che salgono verso la Sila Grande.
Sulla destra si vede invece la vallata del Crati. Stanotte c'è stato un incendio di
cui si possono vedere gli ultimi focolari.
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