La psicogestualità del minore, motore irreversibile di crescita di conoscenza, sintetizza il groviglio di sensazioni tessenti la trama della "prima volta" e matura, nella spirale del crescendo, la coscienza di sè. L'atto emozionale ripropone la psoriasi Edipea ingrippatasi nel tentennare booleano ri-transitorio dei Balilla. Il prode, mai sazio di ciò che attinge alla propria messalinità, si storce mellifluamente davanti a rotondità inedite, inconosciute ma sempre appetite, con istinto animalesco. Il minore, accantonato dal mondialismo adulto, rifiuta, con rigore socratico, ogni cessione al neoformalismo di Rotch e Bauer, assurgendo al ruolo pilastriaco di primogenito antropoformantesi. Egli è l'esempio più luminoso della categoria umanoidea descritta da Schëngruber nella sua opera principale, "Der Nitch", dedicata alla tribalità infantile.